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L’11 e 12 Maggio ho partecipato a un panel intitolato “Massimo Cittadini e l’arte interattiva in Italia: pratiche, contesti ed eredità“, presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il panel si svolgeva all’interno di due giornate di studio e una mostra, a cura di Lorenzo Antei, Sara Molho e Clemente Pestelli, per ricordare Massimo Cittadini (1959–2024), artista, docente e tra i fondatori della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, e amico personale.
La Città di Carrara, e l’Accademia di Belle Arti, per me costituiscono dei ricordi particolari. Ho insegnato quattro anni (2007-2010) “Sistemi Interattivi” nella laurea specialistica “net.art e culture digitali”, in un ambiente che per le personalità dei colleghi e la natura dei corsi era allora probabilmente il più avanzato in Italia sulle “nuove tecnologie dell’arte”. Siccome alcuni studenti partecipavano a programmi Erasmus all’estero decidemmo di svolgere metà del mio corso online, e sperimentammo questo tipo di didattica. Facevo le prime lezioni in presenza per conoscerli e le ultime lezioni per un confronto, mentre le restanti le svolgevo online. Preparavo i materiali delle lezioni in precedenza e caricavo il tutto sull’e-Lab, il servizio che Noema aveva approntato dal 2002 per la didattica online, per condividere materiali didattici. Un servizio fornito gratuitamente a chi lo richiedeva e che dal 2002 al 2020 – con la pandemia da COVID-19 tutte le istituzioni si sono dotate di questi strumenti – ha ospitato oltre 80 tra corsi universitari e accademici.
Massimo era una persona solare, sempre sorridente e disponibile. Lo conoscevo dalla fine degli anni ’80, quando in Italia sperimentava i primi sistemi di Realtà virtuale e tecnologie interattive con il Mandala System. Nei primi anni ’90 avevo curato alcune mostre in cui erano presenti delle sue opere. Nel 1993 il suo lavoro Uomo Macchina, presentato da me, aveva vinto la decima edizione del Premio Signorini, dedicato ai giovani artisti, organizzato dalla rivista di arte e cultura contemporanea D’Ars, diretta da Pierre Restany, a cui collaboravo.
Nel Febbraio 2009 Massimo organizzò in accademia un evento, intitolato “Dopofuturismo”, in occasione del centenario del Manifesto del Futurismo di Marinetti, durante il quale venne lanciato il Manifesto del Dopofuturismo. Una riflessione critica sulla contemporaneità tecnologica, con un convegno, a cui parteciparono Domenico Quaranta, Franco Bifo Berardi, Tommaso Tozzi, Matteo Chini e Giacomo Verde, tutti docenti dell’accademia, e una parte espositiva di installazioni e video. E con una cena conclusiva in stile futurista.
Dunque, a un anno e mezzo dalla scomparsa, l’Accademia di Belle Arti di Carrara ha inteso aprire uno spazio di ricerca attorno a una delle figure più significative dell’arte interattiva italiana. Come recita il testo di presentazione dell’evento:
Architetto di formazione e attivo come Massimo Contrasto, dalla fine degli anni Ottanta Cittadini ha attraversato e anticipato passaggi cruciali della sperimentazione sulle nuove tecnologie in Italia, intercettandone gli strumenti spesso prima che diventassero linguaggi condivisi: dal video al digitale, dall’interattività alle realtà virtuali, dalle reti alle televisioni di strada.
Il suo lavoro ha tenuto insieme ricerca tecnica e pensiero critico, in una posizione consapevolmente eccentrica rispetto ai circuiti istituzionali e vicina alle culture hacker, alle pratiche di controinformazione e all’immaginario delle zone temporaneamente autonome. Dagli ambienti interattivi del Mandala System alla computer art, dalla performance art alle pratiche di rete alle performance, Cittadini ha praticato la tecnologia come strumento di emancipazione, condivisione e immaginazione collettiva. La sua attività si è configurata come un laboratorio permanente, in cui la sperimentazione formale si intrecciava con una riflessione sui dispositivi e sulle infrastrutture mediali, mentre la lunga attività didattica, all’Accademia come nei tanti contesti collettivi e autorganizzati in cui ha operato, ha contribuito a formare diverse generazioni di artisti e ricercatori.
La serie di eventi all’Accademia di Belle Arti di Carrara si proponeva di interrogare l’eredità delle pratiche artistiche interattive in Italia, dagli ultimi decenni del Novecento a oggi. Oltre ai curatori sono intervenuti Tatiana Bazzichelli, Paola Lagonigro, Francesco Spampinato, Tommaso Tozzi, Chiara Borgonovo, Tommaso Campagna, Alessandro Ludovico, Marco Cadioli, Valentina Miorandi, Guido Segni e Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista (LIGVA). Tutti i contributi entreranno a far parte di una prossima pubblicazione.
Il mio intervento, all’interno del panel “Quale interattività. Arte, politica e nuove tecnologie in Italia dagli anni Novanta”, si intitolava “Poetiche della consapevolezza”, e si proponeva di approfondire il concetto di “arte interattiva” dall’idea di “apertura dell’opera d’arte” di Eco alle forme di partecipazione del fruitore dell’Op art e delle “arti generative” fino all’emergere delle arti interattive, in maniera ufficiale nel 1989 ad Ars Electronica ad opera di Peter Weibel e Roy Ascott. L’intervento ripercorreva l’evoluzione delle forme d’arte interattiva, in particolare in Italia, situandole in un orizzonte storico e teorico. Gli anni Cinquanta e Sessanta del ’900 costituiscono un laboratorio sperimentale cruciale per molte forme espressive (cinema, musica, poesia, letteratura…). Accanto alla Pop Art, all’Arte Povera, al Nouveau réalisme, alle avanguardie di quegli anni, emergono l’arte cinetica e programmata, l’Op art, la videoarte e la computer art, le performance e gli happening, le forme espressive generative e le pratiche intermediali/multimediali. Tra questi approcci molteplici e diversi si sviluppa anche il percorso che porta alle arti interattive e alla ridefinizione dei concetti di opera, artista e fruitore. In questo contesto ho analizzato le peculiarità delle arti interattive e le ricerche in Italia, fino alle esperienze recenti. La figura di Massimo Cittadini emerge come nodo significativo di un’eredità che intreccia pratiche tecnologiche, dimensione poetica, istanze sociali e politiche, corpo e sensi, in una visione dell’arte interattiva come pratica di consapevolezza estetica e relazionale. E la sua eredità è ancora evidente.
On May 11 and 12 I participated in a panel titled “Massimo Cittadini and Interactive Art in Italy: Practices, Contexts and Legacies“, at the Academy of Fine Arts in Carrara. The panel took place within a two-day study event and an exhibition, curated by Lorenzo Antei, Sara Molho and Clemente Pestelli, to commemorate Massimo Cittadini (1959–2024), artist, educator and one of the founders of the School of New Technologies of Art at the Academy of Fine Arts in Carrara, and a personal friend.
The city of Carrara and the Academy of Fine Arts hold special memories for me. I taught “Interactive Systems” there for four years (2007–2010) as part of the 2nd level degree programme in “net.art and digital cultures”, in an environment that — owing to the personalities of my colleagues and the nature of the courses — was probably at the time the most advanced in Italy in the field of “new technologies of art”. Since some students were following Erasmus programs out of Italy, we decided to conduct half of my course online, experimenting with this form of teaching. I held the first classes in person to get to know the students, and the final ones for a collective review, while the remaining sessions were delivered online. I prepared the course materials in advance and uploaded everything to e-Lab, the service that Noema had set up in 2002 for online teaching, to share educational resources. This was a free service available to anyone who requested it, and from 2002 to 2020 — when the COVID-19 pandemic prompted all institutions to adopt such tools — it had hosted over 80 university and academy courses.
Massimo was a warm, sunny person, always smiling and generous with his time. I had known him since the late 1980s, when he was experimenting in Italy with the first virtual reality systems and interactive technologies using the Mandala System. In the early 1990s I had curated several exhibitions featuring his works of art. In 1993, his work Uomo Macchina, presented by me, won the X edition of the Premio Signorini, dedicated to young artists and organised by the contemporary art and culture journal D’Ars, directed by Pierre Restany, to which I was a contributor.
In February 2009, Massimo organised an event at the Academy of Fine Arts in Carrara entitled “Dopofuturismo” (After-Futurism), on the occasion of the centenary of Marinetti’s Futurist Manifesto, during which the Manifesto del Dopofuturismo (Manifesto fo the After-Futurism) was launched. This was a critical reflection on technological contemporaneity, combining a conference, featuring Domenico Quaranta, Franco Bifo Berardi, Tommaso Tozzi, Matteo Chini and Giacomo Verde (all faculty members of the Academy), with an exhibitive section of installations and videos , and concluded with a dinner in Futurist style.
Thus, a year and a half after his passing, the Academy of Fine Arts in Carrara has opened a space of research around one of the most significant figures in Italian interactive art. As the event’s presentation text reads:
Trained as an architect and active under the name Massimo Contrasto, since the late 1980s Cittadini traversed and anticipated key junctures in the experimentation with new technologies in Italy, engaging with their tools often before they became shared languages: from video to digital, from interactivity to virtual realities, from networks to street television.
His work held together technical research and critical thought, in a position consciously eccentric with respect to institutional circuits and close to hacker cultures, counter-information practices, and the imaginary of temporary autonomous zones. From the interactive environments of the Mandala System to computer art, from performance art to network practices and performances, Cittadini practiced technology as an instrument of emancipation, sharing and collective imagination. His activity took shape as a permanent laboratory, in which formal experimentation was intertwined with reflection on media devices and infrastructures, while his long teaching practice — at the Academy and in the many collective and self-organised contexts in which he operated — contributed to the formation of several generations of artists and researchers.
The series of events at the Academy of Fine Arts in Carrara sought to interrogate the legacy of interactive artistic practices in Italy, from the final decades of the twentieth century to the present. In addition to the curators, contributions came from Tatiana Bazzichelli, Paola Lagonigro, Francesco Spampinato, Tommaso Tozzi, Chiara Borgonovo, Tommaso Campagna, Alessandro Ludovico, Marco Cadioli, Valentina Miorandi, Guido Segni and Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista (LIGVA). All contributions will be included in a forthcoming publication.
My intervention, within the panel “What Kind of Interactivity. Art, Politics and New Technologies in Italy since the 1990s”, was titled “Poetics of Awareness”, and aimed to explore the concept of “interactive art” from Eco’s idea of the “open work” to the forms of viewer participation in Op Art and “generative arts”, to the emergence of interactive arts, officially consecrated in 1989 at Ars Electronica by Peter Weibel and Roy Ascott. The talk traced the evolution of interactive art forms, particularly in Italy, situating them within a historical and theoretical horizon. The 1950s and 1960s represent a crucial experimental laboratory for many forms of expression (cinema, music, poetry, literature…). Alongside Pop Art, Arte Povera, Nouveau Réalisme and the avant-gardes of those years, kinetic and programmed art, Op Art, video art and computer art, performance and happenings, generative arts and intermedial/multimedia practices all came to the fore. Within this multiplicity of approaches, the path leading to interactive arts and to a redefinition of the concepts of artwork, artist and viewer also took shape. In this context I analysed the distinctive features of interactive arts and the research carried out in Italy, up to recent experiences. The figure of Massimo Cittadini emerges as a significant node within a legacy that interweaves technological practices, poetic dimension, social and political concerns, body and the senses — in a vision of interactive art as a practice of aesthetic and relational awareness. And his legacy remains very much alive.






























