Marco Barotti, Robertina Šebjanič, Fossilized Futures, immersive digital opera and audiovisual installation at Serra Madre, 2026 (ph. Pier Luigi Capucci)

 

Italiano [English below]

 

Fossilized Futures è un’installazione digitale audiovisiva immersiva realizzata dagli artisti Marco Barotti e Robertina Šebjanič. Presentata in prima mondiale al KIKK Festival 2025 di Namur, in Belgio, ho avuto l’opportunità di vederla il 5 Febbraio alla Serra Madre a Bologna, in occasione di ART CITY 2026.

L’opera costruisce un dialogo tra tempi radicalmente distanti: il Devoniano di 365 milioni di anni fa, incarnato nel fossile dell’artropode Strudiella devonica, e il presente precario del salmone atlantico del fiume Mosa, specie migratoria ormai quasi scomparsa dalle acque locali. Questi due “oracoli”, come li chiamano gli artisti, non sono semplici simboli ecologici: sono ponti tra il Tempo Profondo e il Presente, tra ciò che è stato perduto irreversibilmente e ciò che è ancora — ma solo per poco — salvabile.

Ciò che rende il progetto particolarmente interessante sul piano metodologico è la rigorosa integrazione tra ricerca scientifica e indagine poetica. I dati idrologici ed ecologici dei fiumi Mosa e Sambre — portata, temperatura, livelli di ossigeno, indicatori di biodiversità — non vengono semplicemente citati o visualizzati: vengono sonificati, trasformati in ritmo, timbro e movimento spaziale. Il Coro da Camera di Namur canta valori numerici in quattro lingue, riproduce i suoni del salmone, abita uno spazio di confine tra scienza e musica. Il dato diventa voce, la misurazione diventa corpo sonoro.

In questo contesto l’intelligenza artificiale non ha il ruolo di effetto speciale, fine a sé stesso. L’algoritmo diviene uno strumento collaborativo: analizza materiali eterogenei — dataset ecologici, texture visive, archivi scientifici — per generare pattern che estendono i paesaggi reali verso futuri possibili. Non si tratta di fantascienza: quei futuri algoritmici sono radicati nella memoria fisica del fiume, nei suoi dati storici, nella sua lunga durata. L’IA, in questo senso, agisce come una sorta di memoria aumentata, capace di rendere percettibile ciò che sfugge alla percezione umana diretta.

È proprio questa la posta in gioco dell’opera: non la contemplazione del degrado ambientale ma il riconoscimento dell’agency umana all’interno di esso. I futuri che lasciamo dietro di noi finiranno inevitabilmente per essere fossilizzati. L’opera non offre consolazione, ma qualcosa di più prezioso: la possibilità di ascoltare attraverso il tempo profondo, e di scegliere.

Su Fossilized futures ho scritto un breve saggio pubblicato su Noema.

Di seguito un breve estratto del testo:

 

Prospettiva filosofica e sviluppi futuri

Guardando al futuro, gli artisti immaginano di espandere il progetto in uno spettacolo dal vivo per sale da concerto, estendendo l’opera a 45–50 minuti con cantanti e macchine dal vivo. Si potrebbe realizzare una versione globale che viaggi in diverse città aggiungendo le storie specifiche dei fiumi locali e dei centri urbani a una narrazione in continua evoluzione dell’opera.

Fossilized Futures è un “affresco” contemporaneo e dinamico di acqua e vita. Un ritratto della vita attraverso il tempo profondo che funziona come una narrazione su larga scala e a più livelli che mappa la storia, lo stato attuale e il futuro possibile di un paesaggio acquatico. A differenza di un affresco tradizionale statico, questa installazione utilizza la tecnologia per creare un ritratto vivente e pulsante dell’ambiente, che si trasforma attraverso il tempo profondo.

L’opera incorpora prospettive che vanno oltre la dimensione umana. I cantanti non si limitano a eseguire testi di origine umana: riproducono i suoni del salmone e cantano i valori numerici dei dati scientifici in più lingue. Questo crea un dialogo sonoro tra la vita umana e le altre specie che abitano il fiume.

Questo “affresco” contemporaneo si avvale di dispositivi contemporanei per rendere visibile l’invisibile. L’IA agisce come strumento collaborativo, analizzando dati e texture visive per generare pattern che co-determinano il mondo visivo del passato e del futuro. Ciò consente all’“affresco” di estendersi oltre ciò che è documentato verso futuri speculativi e algoritmici. Anziché essere dipinto su una parete questo “affresco” è proiettato su grandi schermi e restituito attraverso un ambiente sonoro multicanale in cui il pubblico è completamente immerso nell’opera. In un affresco tradizionale lo spettatore si pone di fronte all’opera; in Fossilized Futures il pubblico diventa parte del “dipinto” e parte della composizione. I fruitori non sono osservatori passivi ma partecipanti temporanei all’interno dell’ecosistema. Poiché il suono si muove intorno al corpo e attraverso di esso la presenza fisica dell’ascoltatore viene integrata nella “corrente vivente” dell’opera, dissolvendone i confini.

Fossilized Futures mira a evocare sensibilità di cura, empatia e consapevolezza etica. Sfida i visitatori a confrontarsi con la propria responsabilità all’interno di fragili sistemi ecologici. In ultima analisi, assolve a una funzione critica: invita il pubblico ad ascoltare attraverso il tempo profondo e a riconoscersi come agente attivo nelle storie e nei futuri ecologici rappresentati. È un’indagine poetica sulla continuità ambientale, sulla perdita e sulla responsabilità, che ci esorta a riflettere su come i futuri che lasciamo dietro di noi finiranno inevitabilmente per essere fossilizzati.

 

 

English

 

Fossilized Futures is an immersive digital audiovisual installation by artists Marco Barotti and Robertina Šebjanič. Presented in world premiere at the KIKK Festival 2025 in Namur, Belgium, I had the opportunity to see it on February 5th at the Serra Madre in Bologna, as part of ART CITY 2026.

The work builds a dialogue between radically distant times: the Devonian period of 365 million years ago, embodied in the fossil of the arthropod Strudiella devonica, and the precarious present of the Atlantic salmon of the Meuse river, a migratory species now almost vanished from local waters. These two “oracles,” as the artists call them, are not mere ecological symbols: they are bridges between Deep Time and the Present, between what has been irreversibly lost and what is still — but only barely — salvageable.

What makes the project particularly interesting on a methodological level is the rigorous integration of scientific research and poetic inquiry. The hydrological and ecological data of the Meuse and Sambre rivers — flow rate, temperature, oxygen levels, biodiversity indicators — are not simply cited or visualized: they are sonified, transformed into rhythm, timbre, and spatial movement. The Chamber Choir of Namur sings numerical values in four languages, reproduces the sounds of the salmon, and inhabits a boundary space between science and music. Data becomes voice, measurement becomes sonic body.

In this context, artificial intelligence does not play the role of a special effect, an end in itself. The algorithm becomes a collaborative tool: it analyzes heterogeneous materials — ecological datasets, visual textures, scientific archives — to generate patterns that extend real landscapes toward possible futures. This is not science fiction: those algorithmic futures are rooted in the physical memory of the river, in its historical data, in its long duration. AI, in this sense, acts as a kind of augmented memory, capable of making perceptible what escapes direct human perception.

This is precisely what is at stake in the work: not the contemplation of environmental degradation, but the recognition of human agency within it. The futures we leave behind will inevitably end up fossilized. The work offers no consolation, but something more precious: the possibility of listening through deep time, and of choosing.

On Fossilized Futures I have written a short essay published in Noema.

Here a short excerpt from the text:

 

Philosophical and Future Outlook

Looking forward, the artists have envisioned expanding the project into a live performance for concert halls, extending the work to 45–50 minutes with live singers and machines. They also aim to create a global version that travels to different cities, adding the specific histories of local rivers and urban centers to the artwork’s evolving narrative.

Fossilized Futures is a contemporary and dynamic fresco of water and life. A portrait of life across deep time, it functions as a large-scale, multi-layered narrative that maps the history, current state, and speculative future of a water landscape. Unlike a traditional static fresco, this installation uses technology to create a living, breathing portrait of the environment that shifts across deep time.

The opera incorporates perspectives that are beyond the human realm. The singers do not just perform human lyrics; they reproduce the sounds of the salmon and sing the numerical values of the scientific data in multiple languages. This creates a sonic dialogue between human life and the other species that inhabit the river.

This contemporary “fresco” utilizes a modern toolkit to render the invisible visible. AI acts as a collaborative tool, analyzing datasets and visual textures to generate patterns that co-shape the visual world of the past and future. This allows the “fresco” to extend beyond what is documented into speculative, algorithmic futures. Instead of being painted on a wall, this “fresco” is displayed across large screens and delivered through a multichannel sound environment, where the audience is fully surrounded by the work. In a traditional fresco, the viewer stands before the work; in Fossilized Futures, the audience becomes part of the “painting” and is part of the composition. The audience members are not passive observers but temporary participants within the ecosystem. Because the sound moves around and through the body, the listener’s physical presence is integrated into the “living current” of the work, dissolving boundaries.

Fossilized Futures aims to evoke sensibilities of care, empathy, and ethical awareness. It challenges visitors to confront their responsibility within fragile ecological systems. Ultimately, it serves a critical purpose: it invites the audience to listen across deep time and recognize themselves as active agents in the ecological histories and futures being depicted. It is a poetic inquiry into environmental continuity, loss, and responsibility, urging us to consider how the futures we leave behind will eventually be fossilized.