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L’8 Maggio, contemporaneamente alla presentazione del progetto “Dialoghi attraverso i mari” / “Dialogues across the Seas” in un panel alla XXIV edizione del “Festival Internacional de la Imagen“, a Manizales, Colombia, di cui ho scritto in un post precedente, partecipavo all’incontro “Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà”, a Roma presso AANT (Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie), a cura di Gianna Angelini, con l’autore del libro, Andrea Colamedici, e Brando Benifei, Derrick de Kerckhove, Maura Gancitano e Sabina Minardi. No, non ho il dono dell’ubiquità, in Colombia ero in video, un video che raccoglieva i contributi del gruppo che dal 2018 sta portando avanti il progetto “Dialoghi attraverso i mari” / “Dialogues across the Seas”: mentre Nina Czegledy e Roberta Buiani erano presenti a Manizales, Pasha Ian Clothier, Tracey M. Benson, Elena Giulia Rossi e il sottoscritto erano in video.
La locandina dell’evento di Roma recitava:
Nel gennaio 2025, Edizioni Tlon ha pubblicato Ipnocrazia, un’opera attribuita al filosofo Jianwei Xun. Il libro rappresenta in realtà un esperimento filosofico-letterario che esplora e simultaneamente incarna i meccanismi di costruzione della realtà nell’era digitale. In questa presentazione discuteremo le implicazioni etiche, artistiche e filosofiche di un’opera che ha attraversato confini linguistici e culturali, generando dibattiti in Italia, Francia, Spagna e Sud America.
L’evento, dove ho rivisto anche amici che non incontravo da tempo, ha discusso a partire dal testo Ipnocrazia di alcune delle criticità contemporanee, tra cui i concetti di “realtà”, “verità”, “comunicazione”, “manipolazione”, e la loro dimensione molteplice…, all’interno di un processo culturale secolare, oggi reso evidente dall’Intelligenza Artificiale generativa, di “democratizzazione” nell’accesso ai dispositivi tecnologici, al loro uso e alla produzione di contenuti. Una partecipazione allargata fondata sulla diffusione dei computer, delle tecnologie digitali, di Internet, della telefonia cellulare… Questo partecipazione di massa, tuttavia, non avviene solo nel campo dei media, dei new media e dei social network, ma anche, in maniera connessa, per esempio, nell’ambito della produzione di energia – nel passaggio da un modello centralizzato, con pochi produttori e distributori, a un modello distribuito – e nella politica – evidente, fin dagli anni ’90 del ‘900, nei manifesti elettorali con la scritta “uno/una come te”, per eleggere candidati “come noi” (e non magari migliori di noi), e a suggerire che tutti possono fare politica.
L’Intelligenza Artificiale generativa si situa al culmine di questo processo che ha portato un numero crescente di persone a creare, condividere e partecipare. Un percorso che tuttavia ha prodotto un multiverso complesso in cui coesistono un gran numero di posizioni in contrasto tra loro, che mettono in crisi i concetti di “verità”, di “realtà”. Con tante versioni del reale, ognuna con delle ragioni fondate, finiscono col prevalere le ideologie, le capacità comunicative, le polarizzazioni; si scelgono le “verità”, le “bolle di realtà” (“ecosistemi informativi completi”, come le chiama il libro) più vicine al proprio sentire, alla pancia, all’ideologia. Spesso si sente ripetere che “manca un pensiero critico”, che il “pensiero critico si è addormentato”: al contrario, oggi ci sono molti “pensieri critici”, spesso in opposizione tra loro. Forse non può più esistere un “pensiero critico” unico.
Dunque, bisogna imparare a muoversi criticamente in uno spazio interliminale, navigando in un universo complesso dove si incontrano e scontrano visioni e vissuti, idee e punti di vista, schieramenti e culture. La “democratizzazione” degli strumenti, delle opportunità di creazione, comunicazione, partecipazione e condivisione, che in sé non è negativa, ha fatto esplodere l’evidenza della complessità del mondo, e le infrastrutture tecnologiche, che sono nelle mani di pochi, hanno imparato a servirsene.
La complessità è la cifra del nostro tempo. Spesso partecipo a convegni in cui intervengono anche esperti di complessità che non fanno che ripetere i mantra del “questo non si può più fare”, “quello non è più possibile”, “non sarà più così”… evidenziando della contemporaneità solo la pars destruens. Anche se la dimensione della complessità implica l’impossibilità di considerare i fenomeni in maniera lineare e di operare riduzionismi, è venuto il tempo di iniziare a riflettere su una pars construens.
On May 8th, simultaneously with the presentation of the project “Dialoghi attraverso i mari” / “Dialogues across the Seass” in a panel at the XXIV edition of the “Festival Internacional de la Imagen“ in Manizales, Colombia, which I wrote about in a previous post, I was attending the meeting “Ipnocracy. Trump, Musk, and the New Architecture of Reality,” in Rome at AANT (Academy of Arts and New Technologies), curated by Gianna Angelini, with the author of the book, Andrea Colamedici, and Brando Benifei, Derrick de Kerckhove, Maura Gancitano, and Sabina Minardi. No, I don’t have the gift of ubiquity; in Colombia, I was on video, a video that collected the contributions of the group that has been carrying forward the project “Dialoghi attraverso i mari” / “Dialogues across the Seas” since 2018: while Nina Czegledy and Roberta Buiani were present in Manizales, Pasha Ian Clothier, Tracey M. Benson, Elena Giulia Rossi, and I were onvideo.
The poster for the event in Rome read:
In January 2025, Edizioni Tlon published Ipnocracy, a work attributed to the philosopher Jianwei Xun. The book actually represents a philosophical-literary experiment that explores and simultaneously embodies the mechanisms of reality construction in the digital age. In this presentation, we will discuss the ethical, artistic, and philosophical implications of a work that has crossed linguistic and cultural boundaries, generating debates in Italy, France, Spain, and South America.
The event, where I also saw friends I hadn’t met in a long time, discussed some of the contemporary critical issues starting from the text Ipnocracy, including the concepts of “reality,” “truth,” “communication,” “manipulation,” and their multiple dimensions…, within a secular cultural process, now made evident by generative Artificial Intelligence, of “democratization” in access to technological devices, their use, and content production. An expanded participation based on the spread of computers, digital technologies, the Internet, and mobile phones… This mass participation, however, does not occur only in the field of media, new media, and social networks, but also, in a connected manner, for example, in the realm of energy production – in the transition from a centralized model, with few producers and distributors, to a distributed model – and in politics – evident, since the 1990s, in electoral posters with the slogan “one of us,” to elect candidates “like us” (and not perhaps better than us), and to suggest that everyone can do politics.
Generative Artificial Intelligence sits at the pinnacle of this process, which has led an increasing number of people to create, share, and participate. A journey that, however, has produced a complex multiverse in which a large number of positions coexist in contrast with each other, challenging the concepts of “truth” and “reality.” With so many versions of reality, each with its own valid reasons, ideologies, communication skills, and polarizations end up prevailing; people choose the “truths,” the “bubbles of reality” (“complete information ecosystems,” as the book calls them) that are closer to their feelings, their ideology. Often, we hear it repeated that “there is a lack of critical thinking,” that “critical thinking has fallen asleep”: on the contrary, today there are many “critical thoughts,” often in opposition to each other. Perhaps a single “critical thought” can no longer exist.
Therefore, one must learn to navigate critically in an interliminal space, traversing a complex universe where visions and experiences, ideas and viewpoints, factions and cultures meet and clash. The “democratization” of tools,opportunities for creation, communication, participation, and sharing, which in itself is not negative, has highlighted the complexity of the world, and the technological infrastructures, which are in the hands of a few, have learned to make use of them.
Complexity is the hallmark of our time. I often attend conferences where complexity experts also participate, who keep repeating the mantras of “this can no longer be done,” “that is no longer possible,” “it won’t be like that anymore”… highlighting only the pars destruens of contemporary times. Although the dimension of complexity implies the impossibility of considering phenomena in a linear manner and of operating reductions, the time has come to start reflecting on a pars construens.





















