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Finalmente riesco a trovare il tempo per scrivere di questo incontro, “Lo spazio del corpo algoritmico”, nelle giornate conclusive del ciclo di eventi “Spazi Naturali/Spazi Artificiali” organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Roma presso la nuova e suggestiva sede di Campo Boario – Largo Dino Frisullo, a cui sono stato invitato grazie a Elena Giulia Rossi.

Come recitava il programma, a firma della Direttrice dell’accademia, Cecilia Casorati,

Spazi naturali / spazi artificiali è un progetto di ricerca artistica nato dalla collaborazione della Scuola di Cinema, Fotografia, Audiovisivo e della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, con la collaborazione del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Roma, con l’obiettivo di operare una riflessione collettiva sui temi più attuali nel campo delle arti visive e delle arti multimediali, dando visibilità alle sperimentazioni degli studenti. I tre concetti in gioco nel titolo, “spazio”, “naturale” e “artificiale” offrono una serie di spunti sia singolarmente che combinati insieme. Certo, il binomio naturale/artificiale appare in questo momento storico-culturale fondamentale per comprendere come e quanto si sta trasformando il mondo circostante. Il termine “naturale” rimanda anche alla nozione di “reale”, mentre il termine “artificiale” può anche essere affiancato o sostituito dal concetto di “virtuale”. Tutto ciò, come sappiamo, ha implicazioni ontologiche e tecnologiche che stanno modificando giorno dopo giorno la nostra esistenza. Per spazio naturale intendiamo soprattutto un luogo fisico, un paesaggio ma anche una veduta urbana, mentre quando parliamo di spazio artificiale l’ambiguità diventa maggiore, poiché possiamo intendere tanto uno spazio concreto quanto uno spazio trasformato mediante elementi scenografici che lo rendono spazio finzionale; uno spazio che può essere implementato attraverso un dispositivo tecnologico, ma anche uno spazio totalmente irreale, virtuale (il metaverso ad esempio).

Il panel, moderato da Elena Giulia Rossi (Accademia di Belle Arti di Roma), a cui hanno partecipato Marco Cadioli (Artista, docente Accademia di Belle Arti di Carrara), Tommaso Morawski (SUPSI – Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana), Oriana Persico (Artista e direttrice del centro di ricerca HER – She Loves Data), ha inquadrato da punti di vista diversi le problematiche degli spazi digitali e algoritmici.

Il mio intervento ha cercato di espandere il discorso delle relazioni tra gli spazi articolandolo tra spazio fisico, spazio simbolico, spazio virtuale e spazio algoritmico, spesso sovrapposti e comunicanti nelle attività quotidiane. In particolare, dato il contesto artistico degli eventi, mi sono soffermato sull’esempio dell’installazione Chronolalia: Towards an oscillating truth, degli austriaci Klaus Spiess (scienziato), Emanuel Gollob e Paul Gründorfer (artisti), con Jens Hauser (curatore e ricercatore). Finanziata dall’Austrian Science Fund e realizzata in collaborazione tra il Centre for Public Health della Medical University di Vienna e il Department of Digital Art della University of Applied Arts, sempre di Vienna.

Nel cavo orale e in quello nasale risiedono diverse centinaia di specie di batteri. Quando parliamo modifichiamo l’ambiente in cui vivono sia fisicamente, muovendo delle parti della bocca e del cavo orale, sia generando delle vibrazioni, che cambiano le condizioni acustiche e fisiche in cui i batteri vivono. Le nostre vocalizzazioni influenzano il loro comportamento: la parte tonale della voce, tipica del canto e del gemito, stimola la loro crescita e ne rafforza il citoscheletro, aumenta l’attività riproduttiva e i batteri si moltiplicano, mentre i rumori associati al parlato ne limitano la crescita fino a provocarne la morte.

Reciprocamente i batteri influenzano il nostro parlato assorbendo le frequenze che sono loro utili. Dunque, nella vocalizzazione umana il loro apporto non può essere ignorato, essi si interpongono attivamente tra le emissioni vocali-linguistiche e i suoni che vengono generati. Hanno un ruolo attivo che è stato chiamato “Microperformatività”. La voce, una caratteristica peculiare che distingue ciascuno di noi, è in realtà il risultato dell’interazione tra l’attività fonatoria umana e l’attività di entità che non sono umane.

Nell’installazione bisogna parlare, cantare o sussurrare in un microfono. Le vibrazioni generate dalla voce e dal corpo si trasmettono a un bioreattore, che contiene il microbioma orale. Un bioreattore è un dispositivo che consente di tenere in vita organismi viventi, in questo caso i batteri del cavo orale, al di fuori del loro ambiente consueto. Dalle voci i batteri nel bioreattore estraggono le frequenze più funzionali per la loro crescita, che vengono inviate a un articolatore vocale, un dispositivo che le rende udibili, e dai diffusori acustici si sente la voce filtrata.

Sui dati di laboratorio inerenti alla crescita del microbioma orale in risposta alle vibrazioni fonetiche i ricercatori hanno addestrato un’intelligenza artificiale basata su un sistema di Deep Learning, che è attiva nell’installazione. Se nel microfono imitiamo la voce filtrata prodotta dall’articolatore in modo simile a un’eco forniamo al processo di Deep Learning dati sufficienti per adattare continuamente le frequenze vocali alle esigenze “nutrizionali” del microbioma.

Il sistema impara costantemente durante tutta la durata dell’esposizione dell’installazione. Insieme alle voci dei fruitori precedenti si crea una specie di coro polifonico ibrido costituito di composizioni vocali create in tempi diversi da una nuova intelligenza interspecie, guidate dal microbioma.

L’installazione forma una sorta di meta-organismo, che trascende la dimensione umana e offre ai partecipanti l’esperienza di un linguaggio parlato non da soggetti umani ma da microrganismi, che scelgono i loro fonemi e trasformano gli umani in strumenti per creare un ambiente più adatto a loro. Un’esperienza che offre una visione multiprospettica e meno antropocentrica del vivente.

Chronolalia: Towards an oscillating truth mostra come la “verità” sia un’entità fluida, oscillante, post-antropocentrica, che trascende i confini temporali convenzionali. Regolando il ritmo delle loro voci i fruitori si impegnano in un ciclo simbiotico di informazioni. Questo ciclo allude alla tensione tra l’accelerazione della nostra era e i nostri ritmi interiori.

Questa installazione mette dunque insieme, sovrapponendoli, lo spazio fisico (quello del corpo umano e dei batteri), lo spazio simbolico (il linguaggio orale umano che si evolve insieme alla sua popolazione batterica, dato che ogni lingua è in simbiosi con un determinato microbioma),  lo spazio virtuale (quello dei computer e dei dispositivi informatici necessari all’installazione) e lo spazio algoritmico (quello dell’intelligenza artificiale basata su un sistema di Deep Learning).

 

English

 

Finally, I manage to find the time to write about this meeting, “The Space of the Algorithmic Body”, during the concluding days of the event cycle “Natural Spaces/Artificial Spaces” organized by the Academy of Fine Arts in Rome at the new and evocative Campo Boario – Largo Dino Frisullo venue, to which I was invited thanks to Elena Giulia Rossi.

As stated in the program, signed by Academy Director Cecilia Casorati:

Natural spaces / artificial spaces is an artistic research project born from the collaboration of the School of Cinema, Photography, Audiovisual and the School of New Art Technologies, with the collaboration of the Department of Communication and Art Didactics of the Academy of Fine Arts in Rome, with the aim of conducting a collective reflection on the most current themes in visual arts and multimedia arts, giving visibility to student experiments. The three concepts at play in the title, “space”, “natural” and “artificial” offer a series of insights both individually and when combined. Certainly, the natural/artificial binomial appears fundamental in this historical-cultural moment to understand how and how much the surrounding world is transforming. The term “natural” also refers to the notion of “real”, while the term “artificial” can also be associated or replaced by the concept of “virtual”. All this, as we know, has ontological and technological implications that are changing our existence day by day. By natural space we primarily mean a physical place, a landscape but also an urban view, while when we speak of artificial space the ambiguity becomes greater, as we can mean both a concrete space and a space transformed through scenographic elements that make it a fictional space; a space that can be implemented through a technological device, but also a totally unreal, virtual space (the metaverse, for example).

The panel, moderated by Elena Giulia Rossi (Academy of Fine Arts in Rome), which included Marco Cadioli (Artist, professor at the Academy of Fine Arts in Carrara), Tommaso Morawski (SUPSI – University of Professional Studies of Italian Switzerland), Oriana Persico (Artist and director of the HER – She Loves Data research center), framed the issues of the digital and algorithmic spaces from different perspectives.

My intervention sought to expand the discourse on space relations by articulating it among physical space, symbolic space, virtual space, and algorithmic space, often overlapping and communicating in daily activities. In particular, given the artistic context of the events, I focused on the example of the installation Chronolalia: Towards an oscillating truth, by Austrians Klaus Spiess (scientist), Emanuel Gollob and Paul Gründorfer (artists), with Jens Hauser (curator and researcher). Funded by the Austrian Science Fund and realized in collaboration between the Centre for Public Health of the Medical University of Vienna and the Department of Digital Art of the University of Applied Arts, also in Vienna.

In the oral and nasal cavities reside hundreds of bacterial species. When we speak, we modify the environment in which they live both physically, by moving parts of the mouth and oral cavity, and by generating vibrations that change the acoustic and physical conditions in which bacteria live. Our vocalizations influence their behavior: the tonal part of the voice, typical of singing and moaning, stimulates their growth and strengthens their cytoskeleton, increases reproductive activity and bacteria multiply, while noises associated with speech limit their growth up to causing their death.

Reciprocally, bacteria influence our speech by absorbing frequencies that are useful to them. Thus, in human vocalization, their contribution cannot be ignored; they actively interpose themselves between vocal-linguistic emissions and generated sounds. They have an active role that has been called “Microperformativity”. The voice, a peculiar characteristic that distinguishes each of us, is actually the result of the interaction between human phonatory activity and the activity of non-human entities.

In the installation, one must speak, sing, or whisper into a microphone. The vibrations generated by voice and body are transmitted to a bioreactor containing the oral microbiome. A bioreactor is a device that allows living organisms, in this case oral cavity bacteria, to be kept alive outside their usual environment. From voices, bacteria in the bioreactor extract the most functional frequencies for their growth, which are sent to a vocal articulator, a device that makes them audible, and from the acoustic diffusers one hears the filtered voice.

Based on laboratory data concerning oral microbiome growth in response to phonetic vibrations, researchers trained an artificial intelligence based on a Deep Learning system, which is active in the installation. If we imitate the filtered voice produced by the articulator in the microphone in a way similar to an echo, we provide the Deep Learning process with sufficient data to continuously adapt vocal frequencies to the “nutritional” needs of the microbiome.

The system learns continuously throughout the entire duration of the installation. Along with the voices of previous users, a kind of hybrid polyphonic chorus is created, consisting of vocal compositions made at different times by a new interspecies intelligence, guided by the microbiome.

The installation forms a kind of meta-organism that transcends the human dimension and offers participants the experience of a language spoken not by human subjects but by microorganisms, which choose their phonemes and transform humans into instruments to create an environment more suitable for themselves. An experience that offers a multi-perspective and less anthropocentric view of living beings.

Chronolalia: Towards an oscillating truth shows how “truth” is a fluid, oscillating, post-anthropocentric entity that transcends conventional temporal boundaries. By regulating the rhythm of their voices, users engage in a symbiotic cycle of information. This cycle alludes to the tension between the acceleration of our era and our inner rhythms.

This installation thus brings together, overlapping them, physical space (that of the human body and bacteria), symbolic space (human oral language that evolves together with its bacterial population, since each language is in symbiosis with a specific microbiome), virtual space (that of computers and computer devices necessary for the installation), and algorithmic space (that of artificial intelligence based on a Deep Learning system).