[ITA] Nella Sessione di Laurea di Febbraio 2015 ho superato le 400 Tesi di Laurea discusse come relatore o correlatore. E’ cominciato tutto all’inizio di Marzo 1991, quando un timido “Cultore della materia” si presentava per la prima volta in una Commissione di Laurea all’Università di Bologna per discutere la Tesi di una sua candidata.
[ENG] In the February 2015 Degree Session I have exceeded n. 400 Thesis discussed as Supervisor and Correlator. It all started at the beginning of March 1991, when a shy “Expert on the Subject” appeared for the first time in a Graduate Commission at the University of Bologna to discuss the Thesis of a candidate.

Italiano [English below]

 

C’era ancora il “Vecchio Ordinamento”, la durata dei corsi era quadriennale e, a differenza di oggi, le Tesi richiedevano le figure di un relatore e di un correlatore che durante la discussione ne mettessero in luce i punti di forza e di debolezza. Quelle Tesi erano diverse da quelle di oggi, che talvolta sono solo poco più che tesine di poche decine di pagine preparate in fretta per un esame (per fortuna non tutte!). Le Tesi allora erano una cosa seria, sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista formale: il docente di cui all’epoca ero assistente, Lamberto Pignotti, chiedeva almeno otto mesi di tempo per completare la ricerca e difficilmente il lavoro finale aveva meno di 150 pagine. Tra le Tesi che ho conservato ce ne sono alcune che superano le 400 pagine.

 

 

Tornando all’inizio di quel Marzo 1991, nel frontespizio di quella Tesi io figuravo come correlatore (nel Vecchio Ordinamento i “Cultori della materia”, cioè quelle figure, come la mia, senza reale inquadramento universitario ma indispensabili per l’attività didattica e di ricerca, non potevano formalmente figurare come relatori). Ma di fatto ero io il relatore, dato che mi era stato chiesto di seguire il lavoro della candidata in qualità di esperto dell’argomento e conoscevo bene la sua Tesi. Dunque, prima della discussione, il Presidente della Commissione faceva squillare la rituale campanella (a mano) e faceva entrare il candidato e il pubblico. Poi leggeva solennemente ad alta voce il nome e il titolo della tesi, i nomi del relatore e del correlatore, quindi concedeva la parola al relatore ufficiale, un docente di ruolo. Il quale, finalmente, diceva brevemente e informalmente: “La Tesi l’ha seguita soprattutto il dottor Capucci, quindi passo a lui la parola”. E io dovevo presentare la Tesi, argomentare sui punti di forza, fare delle domande al candidato e cercare di aiutarlo o guidarlo nel caso si perdesse o avesse qualche incertezza nel rispondere alle domande della Commissione (allora formata, a seconda dell’università, da 9 a 13 membri).

 

 

Al termine della discussione, che poteva durare fino a tre quarti d’ora, il Presidente della Commissione faceva uscire il candidato e il pubblico e si procedeva alla valutazione. Il Presidente comunicava la media dei voti del curriculum studiorum del candidato, quindi toccava di nuovo a me intervenire per avanzare la proposta del voto finale. Proposta che dovevo sostenere discutendo, talvolta intensamente, con i membri della Commissione. Deciso il voto, un’altra rituale scampanellata faceva rientrare il candidato e il pubblico per la “proclamazione”: tutti rigorosamente in piedi, le frasi di rito pronunciate dal Presidente e la stretta di mano con il candidato. Poi quest’ultimo avrebbe stretto la mano al relatore, al correlatore e via via ai membri della Commissione. E avrebbe concluso il suo percorso di studi.

 

 

Durante le lauree era vietato fotografare, fare video e qualsiasi tipo di registrazione: chi veniva scoperto era vigorosamente redarguito: per documentare c’era il fotografo ufficiale, ovviamente felice di questa posizione dominante. In seguito, data l’onda montante del digitale e la diffusione di questi dispositivi, fu concesso solo di fotografare. Per un certo periodo – ma in alcune università è ancora in vigore – come membri della Commissione di Laurea non potevamo esimerci dall’indossare le toghe durante le sessioni, anche in quelle torride di luglio.

 

 

Le toghe, nere, dovevavo avere nelle cordoniere e nei fiocchi i simboli e i colori propri del Corso di Laurea: ho assistito a sceneggiate fino al pianto per delle toghe sbagliate, con il Presidente della Commissione che si rifiutava di “proclamare” senza la toga giusta (anche se probabilmente nessuno del pubblico se ne sarebbe accorto). Alla fine, forse per questioni estetiche (trovare la toga della propria misura era difficile e le fotografie potevano non rendere giustizia ai membri della Commissione), igieniche (le toghe erano conservate in ambienti chiusi e polverosi, probabilmente da lustri) e magari anche storiche (decine, forse centinaia di luminari le avevano indossate, alcune presentavano degli strappi e bisognava preservarle), l’usanza si è estinta.

 

 

Ho sempre cercato di aiutare i miei candidati, ma in maniera onesta, quando cioè lo meritavano. Non ho mai sostenuto un candidato solo perché era il mio candidato, come purtroppo ho visto – e talvolta vedo ancora – fare.

In quell’inizio di Marzo 1991 la mia prima tesi come correlatore/relatore era evidentemente una buona tesi, e la discussione, timidezza a parte, andò benone: la candidata prese 110 su 110. Allora non avrei mai immaginato che sarei arrivato a discutere più di 400 Tesi di Laurea, in diverse Istituzioni, con due generazioni di studenti!

 

 

 

 

Ancora[English]

 

In the February 2015 Degree Session I have exceeded n. 400 Thesis discussed as Supervisor and Correlator. It all started at the beginning of March 1991, when a shy “Expert on the Subject” appeared for the first time in a Graduate Commission at the University of Bologna to discuss the Thesis of his candidate.

 

 

By that time the duration of the bachelor degree in Italy was four and, unlike today, the Thesis required two figures: a Supervisor and a Correlator, that during the final grade discussion could put in light the strengths and the weaknesses of the candidate’s work. The Thesis were different from today’s ones, which are sometimes just a little more than a few dozen pages arranged in a hurry for an exam. The old Thesis were serious, both for the content and formally. For instance, the professor I was the assistant of, Lamberto Pignotti, for a Thesis required at least eight months of work to complete the research, and rarely the final printed work had less than 150 pages. Among the thesis that I have kept there are some that exceed 400 pages!

 

 

Going back to that beginning of March 1991, in the cover of the Thesis I appeared as a correlator (only the tenured professors could be Supervisors), although in fact I really was the Supervisor, because I was an expert on that topic and I was asked to follow the work of the candidate: I knew it well. Hence, before the discussion, the President did ring the ritual (manual) bell, inviting the candidate and the public to enter. Then he solemnly read aloud the name of the candidate and the title of the Thesis, the names of the Supervisor and of the Correlator, and then he gave the word to the official formal Supervisor, a tenured professor. Who, finally, shortly and informally said: “The thesis was followed especially by doctor Capucci, then step to him word”. And I had to present the thesis, arguing on its strengths, ask questions to the candidate and try to help or guide her/him in case she/he lose or had some uncertainty in answering the questions from the Commission (that at that time consisted of 9 to 11 members).

 

 

After the discussion, which could last up to three quarters of an hour, the President of the Degree Commission invited the candidate and the public to exit the room, and we proceeded to the final evaluation. Then the President informed the Commission about the average grade of the study curriculum of the candidate, and it was up to me again to intervene, to advance the proposal of the final vote. And my vote proposal had often to support discussions, sometimes severe, with the members of the Commission. Once decided the vote another ritual bell ringing did get back the candidate and the public for the “proclamation”: all standing, the ritual phrases uttered by the President and the handshake with the candidate. Then she/he would have shaken her/his hand to the Supervisor, the Correlator and gradually to the members of the Commission.

 

 

During the discussion it was forbidden to photograph, make video and do any type of recordings: who was discovered was strongly rebuked: to document there was the official photographer, obviously happy with this dominant position. Later, given the rise of the digital and the spread of these devices, it was granted only to photograph. For a time – but in some universities it is still in force – as members of the Graduate Commission we could not avoid from wearing the togas during the sessions, even in torrid July. Togas, that are black, had the symbols and colors of the degree course: I assisted to some kind of drama with tears because of a wrong toga, and the President of the Commission who refused to “proclaim” without the right toga (although probably none in the audience would have noticed it). In the end this custom ended, perhaps for aesthetic reasons (it was difficult to find the perfect fitting toga, and the final photographs could not reveal a proper picture of the Commission’s members); hygienic reasons (the robes were kept in a dusty lumber-room, probably for decades); and even historical reasons (the togas had been worn by hundreds of famous professors, they had some snags and needed to be preserved).

I always tried to help my candidates, but honestly, that is when they deserved it. I have never supported a candidate just because she/he was my candidate, as unfortunately I’ve seen – and sometimes I still see – happen.

 

 

In that beginning of March 1991 my first thesis as Correlator/Supervisor was evidently a good Thesis, and the discussion, shyness aside, went just fine: the candidate’s vote was 110/110. At that time I didn’t imagine that I would come to discuss more than 400 Thesis, in different Institutions, with two generations of students!