Nel luglio 2010 Claudio Cerritelli mi ha fatto un’intervista che poi è stata pubblicata nel volume a più voci a sua cura Critica in dialogo. Dal concetto di avanguardia all’arte multimediale, uscito per i tipi di Mazzotta. Cerritelli è un critico d’arte militante e insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
In July 2010 I had an interview with Claudio Cerritelli which has been published in a book, just released, edited by him (Critica in dialogo. Dal concetto di avanguardia all’arte multimediale, Milan, Mazzotta). Cerritelli is an art critic who since 1986 has been teaching at the Fine Arts Academy of Brera in Milan.

L’intervista, intitolata “Arte e interattività” è stata ripubblicata su Noema / The interview (only in Italian, sorry), entitled “Arte e interattività” (Art and Interactivity), has been republished in Noema.

Dall’intervista / from the interview:

 

Claudio Cerritelli: Nel manifesto del “Rinascimento digitale” (Carta di Firenze, 1998) diversi intellettuali internazionali sottolineano l’importanza delle nuove potenzialità interattive delle arti come conseguenza della rivoluzione elettronica di cui siamo parte. Nel testo, tra le altre indicazioni, si sottolinea l’aspetto permutativo delle nuove tecnologie come campo di sperimentazione del rapporto tra arte e tecnoscienze, tra arte e digitale, tra creatività e intelligenza artificiale. Dopo più di 20 anni di riflessioni che caratterizzano il suo lavoro critico-teorico a quali convinzioni è giunto e verso quali prospettive si sta procedendo dal punto di vista della conoscenza di questo grande fenomeno innovativo della comunicazione tecnologica?

Pier Luigi Capucci: Certamente, l’avvento delle tecnologie digitali e il digitale in primis hanno coinvolto in maniera rilevante tutta l’informazione. Oggi ben poco dell’informazione è fuori dal digitale, il digitale ha colonizzato la telefonia cellulare e quella tradizionale, gran parte della stampa, la fotografia, il video, l’audio. Resiste in parte il cinema perché produce immagini di elevata qualità che non sono ancora gestibili in tempo reale dalle tecnologie digitali. Ma è solo questione di tempo, basta pensare a film come Avatar o al fatto che Spielberg giri film in digitale. Ci sono poi forme comunicative nate col digitale, come le applicazioni network-based, il Web 2.0, le applicazioni multimediali, i videogames, i metamondi… Ma in questi ultimi 15 anni sono divenute importanti discipline come l’Intelligenza Artificiale e la Vita Artificiale, basate sul digitale, o come la robotica, i cui esiti più interessanti sono in parte basati sul digitale e in parte sul biologico, e l’ambito disciplinare basato sulla biologia, al di fuori del digitale, in crescita tumultuosa. E gli artisti hanno raccolto tutte queste sfide.

Se è vero che il digitale ha colonizzato l’universo della comunicazione, secondo quali tempi e metodologie si è affermata in Italia questa ineludibile necessità di stare al passo con il suo dilatarsi nella realtà?

Intorno alla metà degli anni Novanta anche nel nostro paese si è cominciato a riflettere più a fondo su questi argomenti. Il nostro paese è entrato – come sempre – un po’ in ritardo in un dibattito che è cominciato negli Stati Uniti e in Europa soprattutto in Gran Bretagna, Germania e Olanda. Nel campo dell’arte in Italia la prima mostra di arte interattiva risale al 1993, a Bologna a Palazzo Re Enzo, a cura del sottoscritto. Ma, in generale, gli anni ‘90 sono stati in Italia anni di intensa discussione e creatività.

Ci sono motivi specifici – magari di vecchia natura idealistica – che hanno determinato questo sensibile ritardo?

Il nostro paese è, anche oggi, in ritardo sulle tecnologie, è il paese della televisione e dei telefonini. La ragione è sistemica: chi dovrebbe guardare al futuro non ne ha semplicemente le capacità e la mentalità, e dunque non si approntano le strutture necessaria, per esempio nel campo della formazione. In Francia – per esempio – dalla seconda metà degli anni ‘80 le Accademie di Belle Arti hanno introdotto l’insegnamento delle tecnologie digitali, tanto che in uno dei più importanti festival del mondo sugli audiovisivi basati sul computer (Ars Electronica, Linz) la Francia ha sempre avuto un ruolo importante. Questi insegnamenti in Italia arrivano più tardi, anche per resistenze che – come dice lei – il nostro paese indubbiamente ha sempre avuto.

E’ anche una resistenza di tipo politico o – almeno – di orientamento politico-culturale?

Questa resistenza non ha un referente politico particolare, tutte le forze politiche (a sinistra, a destra o al centro) si sono dimostrate impreparate a comprendere ed affrontare il nuovo. Ancora oggi il termine ‘virtuale’ viene usato quasi sempre in senso negativo e dispregiativo, un atteggiamento che ha ben poco a che vedere con la realtà delle cose, che evidenzia l’arretratezza culturale e politica del nostro paese.

Un suo libro del 1993 si intitola Realtà del virtuale per indicare dichiaratamente “forme realistiche” di rappresentazione attraverso l’uso artistico delle tecnologie.

Anche, ma quel titolo aveva soprattutto il significato di considerare il virtuale come reale. Il “virtuale” influenza profondamente la nostra vita: i nostri pensieri, le nostre idee, i nostri progetti sono virtuali. Ma, più in generale, tutta la comunicazione simbolica è virtuale, un discorso orale, un romanzo, un film, uno spettacolo teatrale, una trasmissione televisiva, un’opera d’arte, la socialità ‘on line’, i mondi creati dalle tecnologie, i videogames… sono virtuali. Tutte queste realtà possono influenzare in maniera rilevante la nostra vita, dunque sono qualcosa di reale. Il virtuale è una parte del reale. Questi ed altri discorsi, più legati all’arte e all’impiego degli strumenti tecnologici da parte degli artisti, hanno poi trovato sistematicità in un volumetto, Arte e tecnologie. Comunicazione estetica e tecnoscienze, pubblicato nel 1996, la cui edizione originale è possibile scaricare gratuitamente in formato digitale dal Web (http://snipurl.com/zrv9f). Di questo libro, che ancora oggi viene citato e adottato come libro di testo nonostante non sia più in commercio da molto tempo, è in corso di realizzazione la seconda edizione.

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