Questo saggio – “La ‘Terza Vita’. Ipotesi sulla molteplicità del vivente” – è stato pubblicato nel dicembre 2009 sulla rivista online Scienza & Filosofia.it, n.2, 2009 (qui per accedere direttamente al testo). Si tratta della traduzione in italiano del paper “From life to life. The multiplicity of the living” (qui una versione online su Noema), che ho presentato alla conferenza internazionale “Consciousness Reframed 9 – New Realities: Being Syncretic”, Vienna, Universität Für Angewandte Kunst (3 – 5 luglio 2008) e che è stato pubblicato nel volume degli atti [R. Ascott, G. Bast, W. Fiel. M. Jahrmann, R. Schnell (eds.), New Realities: Being Syncretic, Wien, Springer-Verlag, 2008].

The Third Life

Dal testo:

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… In una sorta di divertissement potremmo persino interpretare questa tendenza come portatrice di un nuovo step evolutivo, fondato su basi diverse, che comprende estensioni autonome, organismi potenziati (organici/inorganici) e nuove forme di coscienza e intelligenza. In un prossimo futuro potremmo assistere a un’estensione dell’idea di vita e delle forme di vita, dal comune regno dell’organico a un panorama articolato costituito di forme di vita organiche, inorganiche e miste (organiche/inorganiche). La capacità simbolica si è evoluta dalla dimensione organica, le sue radici sono organiche. Il suo avvento ha generato l’esplosione di strumenti, protesi, artefatti, e ha profondamente cambiato l’interazione umana con l’ambiente, generando il mondo antropico che conosciamo. In una prima fase – in un percorso che è in atto dal Paleolitico – le nuove forme dipendono da noi e sono principalmente nostre estensioni, come gli attuali strumenti, le macchine, i dispositivi, gli artefatti che conosciamo, che espandono i nostri corpi, i nostri sensi e la nostra mente. Ma a poco a poco queste forme diventano sempre più autonome e grazie alla pressione dell’ambiente antropico si stanno evolvendo come entità viventi oltre la dimensione organica, ibridandosi con essa o fondandosi completamente su basi inorganiche.Queste forme non sono state selezionate dallo stesso ambiente “naturale” che ha selezionato le attuali forme viventi organiche, come noi umani, non sono il risultato della cosiddetta selezione naturale: sono state create e selezionate da un processo culturale, dalla sfera antropica. Sono il risultato della cultura e dell’ambiente antropico. Più la sfera antropica si espanderà e si svilupperà, più queste forme prolifereranno e si evolveranno.

Dunque, sembra che la natura e l’evoluzione stiano aprendo un nuovo orizzonte che va al di là delle mere radici biologiche, che espande e oltrepassa il dominio del biologico. Un’evoluzione che origina da una specie, la nostra specie, e che si basa sulla capacità simbolica, anche se i suoi esiti probabilmente non utilizzeranno i simboli. Un’evoluzione con molte alternative, al fine di mantenere un certo grado di flessibilità, adattabilità, variabilità, e dunque più possibilità e probabilità di avere successo.

Questo percorso, in ultima analisi, riassume la nascita della vita sulla Terra, diversificando sempre di più la vita e le forme di vita, richiamando la relazione complementare tra organico e inorganico. Noi siamo i padrini di questa genesi, completamente naturale. Naturalmente ci sono moltissime questioni che potrebbero essere poste e alcune sono intriganti. Perché tutto questo origina dalla nostra specie? E perché dalla dimensione simbolica? Fino a che punto saremo in grado di assemblare, gestire, e indirizzare queste nuove “intelligenze”? I simboli avranno ancora un ruolo guida in queste “intelligenze”, o saranno solo delle mere vestigia del passato?