Il 24 ottobre scorso sono andato a Ferrara per seguire il convegno “Neuroni Specchio. La relazione empatica tra Scienza, Filosofia, Arte e Cura” (http://tinyurl.com/56b544). I neuroni specchio sono una scoperta relativamente recente (intorno alla metà degli anni ’90) e italiana (l’equipe di Giacomo Rizzolatti presso il dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma) che costringe – e costringerà in futuro – a rivedere molte convinzioni in vari settori, sulla socialità, sull’apprendimento, sulla comunicazione, sulla maniera in cui ci relazioniamo con gli altri, sul funzionamento del cervello, ed è destinato ad avere delle ricadute terapeutiche, per esempio nell’autismo. Secondo Vilayanur Ramachandran, eminente neurologo indiano, i neuroni specchio “saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia”.

I neuroni specchio sono dei particolari neuroni presenti in alcune aree del cervello, tra cui anche quelle del linguaggio, che si attivano non solo quando compiamo delle azioni ma anche quando le vediamo (o le ascoltiamo) fare dagli altri. Mediante questo processo di “simulazione” ci è possibile comprendere facilmente, e anche prevedere, le azioni altrui. Grazie ai neuroni specchio “copiamo” gli altri,  i comportamenti, gli atteggiamenti, le parole, le posture, i gesti, le azioni… e abbiamo imparato, inconsapevolmente, che oltre che un fatto positivo dal punto di vista cognitivo ciò facilità la relazione con gli altri. I neuroni specchio aiutano a capire meglio, per esempio, il comportamento dei tifosi allo stadio o davanti alla TV, la commozione e il riso che si provano davanti a un film o leggendo un libro, l’importanza della gestualità nell’apprendimento, e rafforzano l’idea dell’origine profondamente fisica e corporea del linguaggio.

I neuroni specchio sono la chiave dell’empatia. Grazie ai neuroni specchio leggiamo letteralmente nella mente degli altri. E, in linea più teorica, i neuroni specchio gettano luova luce sulle origini e le ragioni del linguaggio e sull’evoluzione umana, in gran parte basata sulla capacità simbolica.

Al convegno di Ferrara, il primo in Italia sull’argomento, affollato al di là delle aspettative degli organizzatori, hanno partecipato vari illustri nomi, tra cui, tra gli altri, Luciano Fadiga e Vittorio Gallese, del team di Giacomo Rizzolatti, gli psicologi Arnaldo Ballerini e Maurizio Stupiggia, l’antropologo Ivo Quaranta, in un discorso interdisciplinare che è entrato spesso all’interno del territorio umanistico. Del convegno sono disponibili gli atti.

Sui neuroni specchio sono stati recentemente pubblicati alcuni libri anche in italiano, tra cui quello di Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia (So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Milano, Raffaello Cortina, 2006) e di Marco Iacoboni (I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri, Torino, Bollati Boringhieri, 2008).

Curioso che, come notato anche da qualcuno dei relatori, questo primo incontro italiano sul tema, a cui anche il Presidente della Repubblica ha voluto inviare un messaggio di partecipazione, puntualmente letto in sala all’inizio dei lavori, non sia avvenuto all’interno dell’Università, bensì sia stato organizzato dall’USL di Ferrara. Che si tratti di un sintomo ulteriore di qualche “sfasatura” più generale?